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| I 2 cd sono veramente favolosi, la qualità delle canzoni è notevole, sia a livello sonoro sia come scelta delle canzoni (anche xchè del periodo IRS preferisco soprattutto il primissimo!). Non ti viene nemmeno da cercare una canzone specifica, xchè si ha solo l’imbarazzo della scelta per la concentrazione impressionante di chicche. Non mi viene nemmeno da citare quale canzone ho preferito, xchè sono davvero tante, per non parlare di quelle che ho letteralmente riscoperto o perché mi piacevano poco (Mr Richards, Auctioneer, Circus Envy) o perché, pur amandole, non le avevo valutate abbastanza (Letter Never Sent, Disturbance at the Heron House, 1,000,000). Troppo bello sentire le false partenze, gli errori (vedi Drive) e le risate di Michael Stipe durante le canzoni (come faccia a ridere senza interrompersi lo sa solo lui!), tutte particolarità che rendono benissimo l’idea di “prova”. Che poi, ad essere sincera, tutto questo “terrore” di cui i R.E.M. hanno sempre parlato a proposito dei Working Rehearsals, non l’ho nemmeno percepito, né sul live ufficiale, né direttamente lì all’Olympia, dove anzi ho trovato un clima di grandissima intimità, rilassatezza e complicità col pubblico, con un Michael sempre disposto a scambiare battute ed in vena di raccontare anche stupidaggini, come si fa tra amici (ed infatti l’esclusione dell’introduzione ad Harborcoat si può giustificare solo per la necessità di evitare il “Parental Advisory” sulla copertina, xchè sentire Stipe dire “I’m so sorry, I forgot, we have family here!” con faccia rossissima e tono da bambino di 6 anni colto con le mani nella marmellata, non ha prezzo!). Peccato solo che la Disguised scelta sia quella del 5 e non del 4, perché la seconda è stata la canzone che ha meglio rappresentato l’idea di “prova”, non solo xchè la vecchia “Supernatural Superserious” era ad uno stadio molto precoce (pur manifestando già i segni di una gran canzone), ma anche xchè quella del 4 ha avuto una ripetizione sia all’inizio (falsa partenza) sia alla fine (per il semplice desiderio di provare il finale in un altro modo). Praticamente ci siamo visti i R.E.M. prima discutere tra di loro sul da farsi per il finale della canzone e poi chiedere a noi del pubblico se volevamo risentire l’ultima parte, grandi! Nonostante la copertina sia piuttosto brutta e banale (già il titolo era privo di originalità, ma le scritte “in Dublin” e soprattutto “39 songs” andavano messe piuttosto sul cellophane come si fa con l’etichetta che indica il 1° singolo e le canzoni migliori, xchè buone solo a vendere e a dare una falsa idea di greatest hits), ci ritroviamo con un packaging piacevole (mi riferisco alla versione 2CD+DVD) e, finalmente, con un booklet decisamente figo, non solo per le foto carine (ah, se ne fosse stata messa solo una a caso di quelle con la sola scritta “R.E.M. Live at the Olympia”, la copertina ne avrebbe guadagnato molto!), ma soprattutto per i commenti di Peter alle canzoni (molto interessanti e pieni di curiosità che non conoscevo), le foto delle setlist delle 5 date e della scritta “This is not a show” in prima pagina. Discorso diverso per il dvd, dove condivido le critiche. Pensate che di questo live esiste anche una versione in formato digitale scaricabile on line che è in bundle col dvd (ad altissima definizione, dicono addirittura a livello dei dvd di ultima definizione). Ora mi dico, che senso ha sprecare la tecnologia dell’altissima definizione quando Vincent Moon ha uno stile che rende sfuocate il 99% delle immagini? Il suo maggior difetto è quello di voler essere troppo originale e sperimentale, xchè quando non esagera col suo stile riesce anche a creare dei bei video come quelli della Blogoteque (di sicuro conoscerete quello acustico di On The Fly). Lo stesso discorso vale per il famigerato Blue Leach. Mi ha dato l’impressione di aver anteposto l’originalità a tutti i costi a scapito del mettere in evidenza la musica e la particolarità di quelle sere. Se infatti il bianco e nero ci può anche stare, come anche le immagini sgranate (ma fino ad un certo punto!), tutto quel traballare delle riprese risulta alla fine fastidioso e contribuisce a sfuocare ulteriormente le immagini ed a togliere ulteriormente il piacere di vedere l’esibizione della band. Già, la band. E’ mai possibile che ci siano MOLTE PIU’ RIPRESE della scale dell’Olympia Theatre che di Mike e Peter messi insieme? Ma chissenefrega di quelle scale, mi sta bene vederle un paio di volte, ma poi voglio vedere la band e non le scale x intere canzoni! Mi sembra di rivedere Blue Leach fissato con le scarpe di Michael!! Per non parlare delle canzoni orrendamente mutilate, come se il termine “documentario” ne giustificasse il taglio! Beh, allora mi si deve fare un “documentario” tipo “Rough Cut” o “When in Rome” (breve ma molto interessante). Guarda caso, quale delle canzoni di Accelerate viene a mancare? Ma Disguised naturalmente! Per la serie “ho capito tutto del senso di rehearsal”! Eppure se ci fosse stata la Disguised del 4 luglio, ci sarebbero state tante chicche da vedere: la falsa partenza con tanto di scritta “This is not a show” lampeggiante e risata del pubblico, la canzone, la band discutere sull’eventualità di ripetere il finale, la loro richiesta a noi ed il finale ripetuto. Insomma, proprio come ad un soundcheck e non a caso Michael presentava le date con un “We are R.E.M. and this is what we do WHEN YOU ARE NOT LOOKING”! Sarebbe stato bello anche vedere anche lo snippet di Tomorrow (demo di Hollow Man) fatto il 5 luglio, come si vede anche nei documentari “Ninety Nights” e “6 Days”, sempre di Vincent Moon. Quando poi il regista ha usato un’idea interessante come quella delle riprese da zone nascoste (come se fossero il buco di una serratura), dando un’idea di intimità/esclusività di quelle sere, ne ha talmente abusato che si vede così poco da non apprezzare l’effetto finale. Alla fine l’unico aspetto veramente apprezzabile del dvd è la presenza dei sottotitoli.
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